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L’Ansia ai tempi del Covid-19

martedì 12 Aprile - 2022 | di Redazione | Previdenza

A inizio anno del 2020 il virus Covid 19 scuote il mondo, un mondo senza confini, i virus non conoscono barriere. L’Italia è tra i primi paesi europei ad essere toccata dall’emergenza sanitaria e a ricorrere a misure restrittive mai applicate in precedenza. Gli scienziati dicono che per capire come si diffonda una epidemia bisogna misurare i contatti.

Il lockdown è l’unico modo per non far propagare il virus: città deserte, scuole chiuse, un silenzio assordante di vite interrotte, smart working, didattica a distanza, cassa integrazione e perdita di lavoro per molti. Le settimane, i mesi trascorrono in attesa del bollettino quotidiano della Protezione civile dei nuovi contagi e dei decessi. Sembra uno scenario bellico dove profondamente reali appaiono le parole di Freud in “Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte”:
«Presi nel vortice di questo tempo di guerra, privi di informazioni obbiettive, senza la possibilità di considerare con distacco i grandi mutamenti che si sono compiuti o che si stanno compiendo, o di prevedere l’avvenire che si sta maturando, noi stessi non riusciamo a renderci conto del vero significato delle impressioni che urgono su di noi, e del valore dei giudizi che siamo indotti a pronunciare.[..] Anche la scienza ha perduto la sua serena imparzialità; i suoi servigi, esacerbati nel profondo, cercano di trarre da essa armi per contribuire alla lotta contro il nemico.[..] Il singolo, se non è egli stesso un combattente, non è quindi diventato
un semplice ingranaggio della gigantesca macchina bellica, ha smarrito ogni orientamento e si sente inibito nelle sue potenzialità»

(Freud, 1915,p.123)
Nasce la paura del contatto con un forte impatto sulla salute mentale: paura di ammalarsi o morire, di essere stigmatizzati perché contagiati e/o malati, e il senso di impotenza di fronte a un virus sconosciuto, pura espressione della paura soggettiva della morte.
Circola il “fantasma della morte”, la sua testimonianza sono i cadaveri del Coronavirus, terrificante la sfilata di carri dell’esercito che a Bergamo portano al cimitero i defunti per Coronavirus:
«La morte non può più essere rinnegata; siamo costretti a crederci. Gli uomini muoiono veramente;
e non più uno alla volta, ma in gran numero, spesso a decine di migliaia in un giorno solo» (S. Freud,1915, p.130)

La morte, progressivamente rimossa dalla società moderna, rientra prepotentemente alla ribalta del
quotidiano e della coscienza umana.
Dove gli effetti della morte si manifestano, come l’inconscio utilizza il corpo per esprimersi?”
L’ansia cavalca l’onda Covid, i medici si trovano nella morsa alla domanda:
“Il mio respiro affannoso è ansia, attacco di panico o Covid 19?”.
Il DSM V dice che i disturbi d’ansia comprendono quei disturbi che condividono caratteristiche di paura e ansia eccessiva e i disturbi comportamentali correlati. La paura è la risposta emotiva a una minaccia imminente, reale o percepita, mentre l’ansia è l’anticipazione di una minaccia futura. In particolare gli attacchi di panico giocano un ruolo importante nei disturbi d’ansia per il particolare tipo di risposta alla paura.
Oltre alla comparsa di improvvisa paura e di disagio che raggiungono il picco in pochi minuti, si verificano quattro o più dei seguenti sintomi:
1) Palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia.
2) Sudorazione
3) Tremori fini o a grandi scosse
4) Dispnea o sensazione di soffocamento
5) Sensazione di asfissia
6) Dolore o fastidio al petto
7) Nausea o disturbi addominali
8) Sensazioni di vertigine, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
9) Brividi o vampate di calore

10) Parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
11) Derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi)
12) Paura di perdere il controllo o di impazzire
13) Paura di morire

Tale disturbo può indurre la persona ad essere costantemente preoccupata o spaventata di avere ulteriori attacchi di panico, e può essere indotta a modificare il proprio comportamento in modo disadattivo nel tentativo di evitare l’esplosione del disturbo che può manifestarsi come risposta a un oggetto o ad una situazione tipicamente temuti, oppure inaspettati cioè senza una ragione evidente.

Il più delle volte al primo manifestarsi di un attacco di panico la persona può chiedere di essere accompagnata all’ospedale più vicino o recarvisi di sua iniziativa. Una volta raggiunto un posto sicuro come il pronto soccorso, l’attacco di panico regredisce da sé o mediante la somministrazione di un blando sedativo.
Nella fase di risoluzione l’ansia tende progressivamente a sfumare, la tensione psicofisica diminuisce e l’organismo ritorna a uno stato di quiete.

Covid 19 ed ansia sembrano camminare a braccetto, l’uomo si trova a fronteggiare una minaccia invisibile, non localizzata, si è in presenza di un pericolo dove ognuno cerca una sua via di fuga. Ma non si può fuggire da un nemico che non ha volto o da una minaccia non localizzata, la paura è la risposta del soggetto umano ad un oggetto percepito come minaccioso ma senza identità, non è possibile fuggire. Il Covid è dappertutto, s’innesta nei corpi. Ci si può sentire impotenti, in gabbia con risposte sintomatiche irrazionali poiché la minaccia è ovunque. La minaccia può abitare il mio stesso corpo a mia insaputa e trasformarmi da vittima ad untore. Esplode l’ansia che genera un senso di oppressione, di affanno, agitazione uno stato di
malessere che attanaglia quando ci si sente minacciati nell’esistenza. Per la psicoanalisi ad orientamento freudiano e lacaniano l’angoscia che caratterizza l’episodio di panico è un fenomeno che di per se non permette di fare diagnosi, non si può definire un disturbo, piuttosto un’affetto.

Lacan precisa che l’angoscia non è senza oggetto. Con tale aforisma lascia intendere che un oggetto è chiamato in causa ma senza essere individuato o designato, rimanendo avvolto in un alone di mistero e di enigma. L’angoscia è dunque il segnale di un pericolo che l’Io sente giungere dall’esterno del corpo del soggetto ma che avverte con immensa forza sul corpo, internamente al corpo, nel vissuto del soggetto.
Non è possibile dare una lettura dell’ansia e nello specifico dell’Attacco di Panico senza prestare attenzione al versante sociale in quanto l’inconscio non è un semplice fenomeno naturale è un fenomeno transindividuale, implicito nella definizione che ne dà

Lacan quando afferma che l’inconscio è il discorso dell’Altro, il che lascia intendere che l’inconscio è relativo all’esistenza di una comunità e al suo divenire. Il soggetto in preda al panico è esposto all’eccesso del proprio corpo, un corpo abitato da una vita
incontrollabile. Nell’attacco di panico si parla di paura di morire, bisogna chiedersi quanto nell’era del Covid la paura della morte implica una paura della vita di una vita sospesa nell’incertezza per un nemico invisibile.

Come intervenire? Non si tratta di dare un senso a ciò che accade ma di nominare, rendendo riconoscibile un campo d’esperienza che altrimenti rimane vissuto solo come minaccia. La questione non è sopprimere il panico interpretandolo, ma dare delle coordinate simboliche che consentano al soggetto di avvertire la situazione di pericolo, di riconoscere il punto di invasione e smorzarne l’effetto dirompente. Il superamento del panico non è il suo annullamento ma la convivenza con il pericolo da esso rappresentato a distanza regolata, nello stesso modo in cui per nessuno c’è l’abolizione dell’angoscia di esistere ma il suo rovesciamento in fattore dinamico dell’esistenza.

di Mariella Marotta, Psicologa, Psicoterapeuta, membro partecipante della SLP.

 

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